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Anaconda
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20-12-2018


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intestati a “L’Anaconda Cooperativa Sociale” .

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La sera del 26 Ottobre è salita al cielo la nostra carissima amica Bruna Ciapponi, dopo 25 anni di convivenza nella nostra "casa", a seguito dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Noi l'abbiamo accompagnata, il Signore e i suoi cari l'hanno accolta. Tutti abbiamo apprezzato la sua delicatezza nei rapporti e la discrezione nell'aiuto che non ci ha mai fatto mancare anche nei momenti di sofferenza, sostenendoci con la preghiera.

Bruna era solita citare a chi, andando a trovarla era in crisi rispetto al dolore, questa frase del Manzoni nei Promessi Sposi: «Dio non turba mai la pace dei suoi figli, se non per dare loro una gioia più grande».

E il buon Dio ha molto turbato la sua pace e per molti anni; ma che grandezza aver visto in lei quella gioia più grande che solo Lui sa dare!  Una pace vissuta con una fede grande, grande perché semplice, nata nella sua appartenenza alla Chiesa vissuta in famiglia e con suo marito. Dalla gioia e al dolore per la nascita dei figli, all’impegno sociale di Aldo, accompagnato con discrezione, vivendo in casa nell’educazione e nell’assistenza ai figli. Il Rosario sempre presente in questa famiglia, la preghiera nel dolore straziante per la morte drammatica del suo Paolo. Il dolore che prende dentro e sembra distruggere, ma insieme la compagnia che accompagna, che sostiene, che prega con te, che tenta con discrezione di riempire un vuoto, “il vuoto” di un affetto e di una vita.  Gli amici, quelli veri, quelli di famiglia, quelli del paese, quelli di Paolo: figli, altri figli con cui camminare.  E poi con il suo Aldo la scelta di condividere fino in fondo l’esperienza dell’Anaconda, dando se stessi, condividendo fino a viverci dentro e dando un luogo a Gabriele. Dandosi un luogo, mai soli. Una compagnia fatta di amici, tanti, piena di amore familiare, capace di racchiudere e glorificare un dolore umanamente indicibile; un dolore che è diventato testimonianza silenziosa e grandiosa per chiunque di noi, da quelli della prima ora a quelli dell’ultima, come nella parabola evangelica ripagati allo stesso modo: ricevendo un dono per la propria vita. Quella gioia più grande che solo Dio sa concedere ai suoi figli più amati. Noi tutti questo dono di Bruna l’abbiamo sentito dentro il nostro cuore e l’abbiamo visto possibile ora, per chi crede e per chi sa guardare, per chi ha una domanda!  E in questi ultimi anni anche l’esperienza della solitudine, accompagnando il suo Aldo e, ancora in modo drammatico, perdendo il suo Lele. Il dramma presente nella sua vita, la Resurrezione altrettanto presente nella sua vita. Una vita, la sua, schiva, fedele, bisognosa, implorante di un senso, certa!  Certa di una fede incrollabile, certa nell’ascoltare ciò che con i suoi cari e con gli amici le si riportava in casa. Amante di una esperienza che era sua, vissuta nel concreto da altri ma sua, perché attenta a respirare dello stesso respiro incontrato dal suo Paolo e poi dal suo Aldo, quell’esperienza di Chiesa, di comunità, di accoglienza che le ha permesso di vivere questi ultimi anni al servizio. Si sentiva a “servizio”, il buon Dio l’aveva posta a servizio di una gioia più grande di cui il mondo ha bisogno. Ecco perché negli ultimi giorni della sua esistenza terrena, quando ancora riusciva a parlare, si diceva “arrabbiata”, non potendo più fare qualcosa per gli altri e con gli amici e le sue amiche, in cucina e in lavanderia all’Anaconda. E come non ricordare l’ultima sua uscita da casa, l’ultimo gesto prima di ritornare nel suo letto: sistemare le sue decisioni a favore degli altri ed entrare in Basilica a Varese per il gesto che le era più caro, la preghiera. “Ecco sono soddisfatta, ho fatto tutto quello che dovevo fare”. Ecco, non abbiamo altro da fare che trattenere nel nostro cuore la sua fede, la memoria di un dono ricevuto capace di attraversare tutte le vicissitudini del dolore umano per la certezza di un Amore più grande. Ecco come una vita si compie nel Mistero.


La vigilia di Pasqua di quet'anno, è salita al Cielo, dopo anni di sofferenza, la Dr.ssa Maria Antonietta Aliverti, per tutti "Nietta".

Il suo nome è indelebilmente legato alla nascita dell'Anaconda, essendo stata lei la persona che con abnegazione e lungimiranza ha dato avvio all'esperienza, in Varese, della caritativa con persone disabili e alla costituzione della Cooperativa "L'Anaconda" nell'anno 1980.

Da guida del primo gruppo di giovani volontari nelle vacanze estive e, in seguito, delle prime educatrici professionali al Centro diurno aperto quando ancora sul territorio non esistevano luoghi di accoglienza settimanali, ha dedicato parte della sua vita e della sua professionalità proprio allo sviluppo dell'Anaconda. Pediatra di base, ha voluto specializzarsi in Neuropsichiatria per dare consistenza al suo personale impegno e all'aspetto professionale del lavoro che si andava sviluppando al Centro.

Direttrice dell'Anaconda per più di vent'anni, ha sempre dedicato tempo e rapporti per incontrare e far crescere esperienze similari in altre città e regioni, coinvolgendosi con ampia disponibilità nella formazione specifica e nell'amicizia operativa che sempre l'ha contraddistinta.

E' stata protagonista, negli anni '90, dell'importante passo della realizzazione dell'attuale sede dell'Anaconda e dell'incremento dell'offerta diurna e residenziale per gli ospiti e le loro famiglie, favorendo e accompagnando la progettualità e lo svilupparsi di iniziative che hanno contraddistinto l'impegno di tutta l'Anaconda in questi decenni.

Dal suo impeto e dalle sue capacità professionali è cresciuto un metodo di lavoro educativo e riabilitativo, che ancora oggi è alla base del lavoro quotidiano del personale educativo dell'opera che lei ha saputo far sorgere e crescere negli anni. La particolarità di tale metodo di lavoro era, ed è, la possibilità di non cedere all' "ormai" né di escludere alcuna tecnica di riabilitazione, nessun sapere scientifico, educativo e culturale, a partire dalla certezza che solo il rapporto crea ogni presupposto efficace. Proprio questa originalità è stata occasione di incontro e confronto con professionisti che operano nel campo della relazione. Ciò ha permesso, agli inizi del nuovo millennio, nuovi interessi professionali e dettato scelte operative differenti, senza peraltro scalfire passione e competenza né l'originalità dell'opera.

Solo la malattia ha ostacolato il suo impegno, riconosciuto e apprezzato sia da Enti Pubblici che da privati. Benché il rapporto lavorativo di condivisione e formazione del personale educativo risalga ad anni addietro, non è mutata la stima e il riconoscimento per un sapere condiviso, ancora oggi rilevante nella concretezza dell'impegno dell'Anaconda perchè "lo stupore per questo tipo di esperienza e di avventura umana" (come affermato da lei stessa ne "La Psicosi dell'handicap" pagg. 8 e 10) sia di chiunque si incontra.